Il mio futuro da obeso lo si è visto sin dalla nascita: pesavo 5,500 kg
La mia infanzia è andata avanti dimostrando di essere sempre cicciottello, fin quando, all’età di 11 anni, su suggerimento dell’allora medico curante, feci una terapia a base di tiroxina (mi diagnosticò, senza aver eseguito esami clinici al riguardo, un ipotiroidismo) e per accelerare lo sviluppo somatico delle punture a ciclo di Gonadoryl.
Nel frattempo cominciai a frequentare l’oratorio e, come tutti i ragazzi della mia età, apprezzai molto il gioco del calcio; entrai a far parte di una squadretta di calcio a 7, con la quale mi sono presa qualche soddisfazione; il passo dall’oratorio al campo di calcio fu breve e sono stato chiamato in rosa in una squadra locale che allora militava in I^ categoria(oggi equivale all’eccellenza).
Grazie all’attività fisica quindi mi mantenevo entro certi limiti di peso e non abusavo con cibi particolarmente elaborati. Nel frattempo giungevo ai 18 anni e subito dopo il liceo, andai all’Università: in quel di Padova, eravamo nel 1973, cominciai a frequentare la Rari Nantes Patavium(la stessa società in cui militava Novella Calligaris) raggiungendo apprezzabili risultati in vasca olimpica sui 100 s.l.
Nel 1976, alla morte di mio padre, sono costretto a rientrare a Modica e abbandono gli studi di Medicina (ero in regola con gli esami di terzo anno, ahimè), per iniziare a lavorare.
Da qui la mia escalation verso il quintale(prima) e poi oltre.
La vita sedentaria del bancario, il pranzare fuori tutti i giorni e magari in modo disordinato, gli orari devastanti(partire alle 7,30 per raggiungere il posto di lavoro, un’ora di pausa, e quando andava bene, uscire dall’ufficio non prima delle 18,30, e poi il ritorno a casa con viaggio di almeno ¾ d’ora traffico permettendo, quando arrivavi a casa non avevi voglia di andare in piscina o in palestra).
Appena assunto in Banca pesavo 78 kg, dopo un anno ne pesavo 10 di più; fino a quando ti limitavi a questi 10 in più non mi preoccupavo più di tanto, perché (povero illuso!!) sarei riuscito a smaltirli quando e come volevo. Ma chè. Ogni anno che passava l’ago della bilancia si dimostrava sempre più impietoso, fino a giungere nel 1985 al fatidico quintale.
A questo punto, comincio a interrogarmi e vedere di poter fare qualcosa: inizio il giro dei dietologi con le loro diete computerizzate con più o meno calorie a secondo dei casi (poi su quale base??), e il risultato è sempre lo stesso; calo iniziale nei primi due mesi, quindi stasi e ripresa di tutti i chili con gli interessi.
Comincio a provare delusione e diffidare di tutti i medici che ti propinavano ricette miracolose per dimagrire. Qualcuno ha provato anche a suggerire degli anabolizzanti, e fortuna che non ho abboccato, qualcun altro mi suggeriva di prendere a colazione la lecitina di soia che è un mangia grassi.
E intento il peso continuava a crescere.
Nel 1997, sento parlare di DEXA, che è un apparecchio che misura mediante scansione la massa grassa, la massa magra, i liquidi e le ossa dell’organismo. Attraverso questo studio era possibile, a dir loro che era possibile ottenere dei risultati ottimi di dimagrimento. Il Prof. Che mi ha visitato in quell’occasione è un presenzialista in televisione ed è il Prof. Giovanni Spera, ordinario di endocrinologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università la Sapienza di Roma. L’unica cosa giusta che riuscì forse ad individuare in quell’occasione fu l’iperinsulinemia. Cosa mi suggerì il buon G. Spera?? Dieta e ancora dieta e soprattutto , per alleviare i morsi della fame, una tavoletta di Ecomannano da masticare almeno mezzora prima di ogni pasto. Quell’incontro mi costò parecchio per quegli anni (fate conto: volo A/R CT-Roma per 2 volte di seguito e distanza di 15 giorni, parcella sua personale e del suo aiuto, esami clinici presso Clinica Paideia a pagamento, taxi per trasferimenti su Roma, etc.). Risultati: ZERO
Su suggerimento di un familiare che era sotto cura di un giovane e stimato professionista, anch’egli endocrinologo, ma stavolta sotto casa, a distanza di 4 anni dall’esperienza romana, provo ad andare e il responso, dopo una serie di esami che a Roma non feci (e questo sulle prime mi diede delle speranze in più), mi fu diagnosticata l’iperinsulinemia, e per curarla mi prescrisse un farmaco succedaneo dell’insulina, e cioè la Metformina, da assumere in dosi prima progressive e poi andare su 3 al giorno prima dei pasti.
Nel contempo mi disse di aumentare l’attività fisica, e di seguire una dieta di almeno 1900 cal. Al giorno secondo un diario e ricettario predisposto dal nutrizionista elusivamente per il sottoscritto.
Anche in questo caso ho cominciato a dimagrire, ma devo dire di aver avuto delle conseguenze immediate dall’assunzione di metformina: provoca in alcuni soggetti effetti indesiderati come diarrea profusa costante e ragadi anali e emorroidi. Appena ho smesso di assumere la metformina gli effetti diarroici sono spariti, purtroppo sono rimaste le emorroidi.
Siamo giunti così al 2002: anno di grazia – pesavo 129 kg e da poco mi ero dato alla medicina omeopatica come altro tentativo – vi confesso che i risultati cominciavano a vedersi e seguivo costantemente i consigli dell’omeopata. Purtroppo per me il 4 maggio 2002 incappo in un incidente stradale: io in sella al mio scooter, per scansare un signore che non da precedenza finisco malamente a terra patendo diverse fratture alla spalla sinistra, alla caviglia sinistra e schiacciamento di 4 vertebre a livello L2-L6.
Questo incidente mi costringe a 3 interventi e a 7 mesi immobilizzato a letto, con farmaci antidolorifici e cortisonici. Alla ripresa del lavoro il 1° dicembre 2002 pesavo già oltre 140 kg, e l’ascesa non era ancora finita(l’effetto del cortisone non si smaltisce tanto facilmente); infatti i problemi precedentemente diagnosticati si sono accentuati notevolmente, e mi viene diagnosticata una sindrome metabolica.
Ero particolarmente provato, avevo difficoltà a deambulare per i postumi della frattura alla caviglia, ero impossibilitato a fare attività fisica e, non bruciando calorie, è chiaro che continuavo ad aumentare di peso. La pressione arteriosa andava su e giù, ed ero costretto a mantenerla entro certi limiti con terapia farmacologica (4 pillole al giorno da assumere in vari momenti della giornata oltre ad un diuretico). Nel frattempo per tutte le vicissitudini patite, mi dicono che nelle mie condizioni avrei potuto ottenere l’invalidità permanente. Questa è una cosa che ad una certa età non si accetta di buon grado.
A complicare la situazione cominciano i primi episodi di Apnee notturne, con conseguente Sindrome di Pickwick (per chi non lo sapesse, le A.N. si verificano di notte durante il sonno – il soggetto smette di respirare e a volte con esiti che si possono facilmente intuire – spesso provocano uno stato di costante dormiveglia che la mattina successiva sembra di non aver assolutamente riposato, e da qui il classico colpo di sonno all’improvviso, la c.d. Sindrome di Pickwick).
Prima ho accennato di essere stato iscritto per 3 anni in Medicina, e già qualcuno mi suggeriva di sottopormi ad un intervento “per dimagrire”. Io cominciai a documentarmi, però nulla mi fece decidere nell’immediato di fare il fatidico passo – nell’ultimo periodo 3 interventi pesanti subiti mi ponevano in una posizione sempre più attendista.
Le tecniche di cui avevo sentito parlare e di cui mi ero documentato erano sostanzialmente 3: bending, bypass gastrico e diversione b.p.
Inoltre, c’era qualcosa che mi sfuggiva e che non faceva scattare la molla, nel frattempo ero caduto in depressione, e ho dovuto iniziare una terapia con psicofarmaci.
A marzo 2007, una notte mi sveglio di soprassalto verso l’1,30, e mi rendo conto di non poter respirare, ansimavo tanto ed ero a debito di ossigeno. Cercavo disperatamente aria ma non riuscivo a prenderne. Qualsiasi aiuto in quel momento sembrava vano. Ho avuto l’accortezza di alzarmi dal letto e stare all’in piedi; è stato un periodo lunghissimo, forse 3 – 4 minuti, fatto è che nel momento in cui stavo perdendo conoscenza, cadendo riverso a letto si è sbloccata, con l’urto, la faringe e ho ripreso a respirare. Nei minuti successivi mi sono ritrovato in un bagno di sudore per la quantità di adrenalina prodotta in quei fatidici minuti. Altri episodi di apnee notturne si sono susseguite nei giorni successivi e fortunatamente più lievi(eppure stavo molto attento a non dormire supino – ho fatto uso anche del CPAP, un apparecchio che manda aria forzata nei polmoni impedendo il blocco delle vie aeree superiori).
Questo quindi il primo campanellino; l’altro è stato quello di incontrare una persona che non vedevo da oltre 30 anni, che appena mi vede mi fa notare subito il mio stato. Io rispondo: “ma sai ho avuto un incidente, bla.. bla…bla…, poi l’uso del cortisone ha fatto il resto…….il mio peso attuale è 163 kg……”
Lei mi risponde: ma perché non fai quello che ho fatto io???? Le faccio una sonora risata perché mi trovavo di fronte ad una signora si di 50 anni ma che di fatto ne dimostra almeno 20 in meno e per giunta con una taglia 44. Mi suonava molto strano che lei avesse potuto fare un intervento di bypass gastrico.
Ci mettiamo in un angolo appartato del mio ufficio e mi racconta la sua esperienza in tutte le sfaccettature possibili ed immaginabili. Alla fine del discorso le chiedo chi fosse stato il chirurgo, e lei mi risponde: Tacchino. Guarda caso l’unico chirurgo bariatrico di cui avevo l’indirizzo e telefono, già da due anni, era proprio Tacchino.
La sera torno a casa gasatissimo e metto a parte mia moglie della decisione maturata. (forse se non avessi incontrato Marinella, la mia decisione sarebbe stata rimandata ancora per molto tempo). La reazione è stata di incredulità e nel contempo cerca di dissuadermi per gli stessi motivi di prima(tre interventi ossei + 2 di cataratta giovanile causa uso cortisone). La mia risposta è stata: la decisione è presa, né va della mia salute e della mia vita.
Detto fatto: contatto l’allora primario dei servizi di chirurgia generale del Gemelli, dr. Ignazio Massimo Civello, che si da il caso essere mio amico e compaesano, e gli chiedo di mettermi in contatto con il suo Aiuto, dr. Tacchino.
Prima di parlare con Tacchino, vuole sincerarsi delle mie condizioni, in quanto anche lui da tempo non mi vedeva, e in una delle sue sortite a Modica mi ha incontrato e ha potuto constatare quello che gli avevo anticipato telefonicamente. Il 2 di settembre 2007, mi ritelefona per confermarmi di aver parlato con Tacchino, e che aspettava una mia chiamata per prendere accordi.
Ottengo la prima visita nel suo studio privato per il 21 settembre dello scorso anno, mi prospetta tutte le possibilità, discutiamo dei tempi e modi, ed alla fine optiamo per l’intervento a pagamento presso una struttura privata(MATER DEI). Mi da un elenco di esami da fare che riesco ad eseguire in una settimana, sia presso strutture pubbliche che private: alcuni di questi particolarmente antipatici(clisma opaco), ma nell’insieme di facile approccio. Nel frattempo il mio peso alla visita era di 156,700 kg.
Non si è discusso di colloqui con nutrizionista, con psichiatra o altro. Io ho solo parlato con Tacchino, fatta , eccezione il giorno dell’intervento con il dr. Daniele Matera, assistente di Tacchino, e con l’anestesista, dr. Saverio Paventi.(noto dal forum che chiunque voglia sottoporsi ad intervento di chirurgia bariatrica deve fare una trafila pazzesca con vari passaggi compresi Day Hospital, colloqui vari dall’uno o dall’altro, e con liste d’attesa lunghissime anche per gli esami preliminari; non so se io ho bypassato tutti i passaggi perché andavo a pagamento o forse certi passaggi non sono proprio necessari per stabilire se l’intervento va fatto o meno!!!!!??).
Ebbene fatti gli esami, spediti a ½ corriere, ho avuto il responso per essere sottoposto a intervento di bypass per giorno 26 ottobre 2007.
Arriva il fatidico 26 ottobre.
La mattina alla Mater Dei incontro nella hall il dr. Tacchino che mi spiega che anziché fare il by pass classico ha intenzione di fare il mini by pass motivandolo. Io accetto il suggerimento, anche perché il mio amico Massimo Civello mi aveva parlato un gran bene di Tacchino, descrivendolo come il miglior chirurgo bariatrico in Italia.
Entro in sala operatoria, dopo aver parlato con l'anestesista, dr. Saverio Paventi (bravissimo), alle 16,30.
Il dr. Paventi, che mi accompagna, mi dice: adesso facciamo una piccola prova e poi vedrai che con la seconda puntura sarai già addormentato - io non ho fatto neanche in tempo a capire che mi stesse facendo in vena la prima di puntura che ero già tra le braccia di Morfeo.
Saranno state le 16,45!!!!
Mi risveglio in T.I. alle 19.00, perfettamente lucido e già pronto allo scherzo (non sto scherzando!!!!! è proprio quello che mi è successo - unico momento di panico è stato il risveglio intubato e per un istante ho avuto la sensazione di non poter respirare finchè non mi hanno estubato, poi tutto normale).
Ho passato il resto della serata a parlare con gli anestesisti rianimatori, con gli infermieri del reparto, senza accusare dolori o altro. La notte ho dormito senza troppi problemi e l'indomani alle 10,30 sono andato(con i miei piedi e con il fardello di flebo ed aulter a fare il transito in radiologia. Tutto Ok, vengo trasferito in camera verso mezzogiorno. La sera primo pasto a base di camomilla e stessa brodaglia l'indomani a colazione. A mezzogiorno, prima di essere dimesso, ho mangiato un brodo di carne gustosissimo(non avevo mai mangiato brodi del genere - ogni tanto a mia moglie dico: ma perchè non ti facevi dare la ricetta?).
Ebbene si, a circa 40 ore dall'ingresso in clinica dimesso e senza problemi.
Ovviamente non torno immediatamente a casa in Sicilia, perché il fatto mi aveva colto di sorpresa, per cui, fortunatamente avendo casa in affitto a Roma per mia figlia, sto qualche giorno da Lei fino a che non riuscivamo a trovar posto in aereo.
Partenza 2 novembre, a piedi da casa di mia figlia sino alla stazione Tiburtina senza alcuna difficoltà e poi stessa situazione in aeroporto sia a Roma che a Catania e qui guido la mia macchina lasciata al parcheggio sino a Modica a 125 km dall'aeroporto di Catania....
Al ritorno a casa vado sulla bilancia ed il risultato è stato meno sette chili.
Il dr. Tacchino mi aveva consigliato dieta liquida nei primi giorni e dalla seconda settimana già iniziare con una dieta solida o semisolida. Ho seguito i suoi consigli e da subito ho cominciato a mangiare tutto ciò che capitava a tiro (ho da subito iniziato a mangiare cioccolato modicano, mentre tutt'oggi ho qualche problema con pasta e pane . consumo solo crackers, fette biscottate, grissini).
Ogni giorno sulla bilancia era una continua sorpresa e di grasso ne colava.
Nel primo periodo, a parte qualche problema di vomito (mangiavo troppo velocemente), non ho avuto grosse difficoltà. Dopo circa un mese, mi accade un imprevisto: intossicazione da fumo passivo
Dopo essere stato in un ufficio privato, dove appunto il fumo si tagliava col coltello, tornato a casa ho immediatamente sentito delle sensazioni a dir poco spiacevoli: se fossi stato una donna avrei potuto dire di essere incinta (nausee e vomito continuo ed al solo vedere il cibo, di qualunque specie)
Per tre giorni sono andato avanti così, finché decido di telefonare al dr.Tacchino. Questi mi dice cosa dovevo fare e dopo altri tre giorni di flebo con glucosata al 5% con sciolto lo Zandac, riprendo con l'alimentazione liquida.
Dopo questa esperienza ho evitato sempre di andare in ambienti di fumatori.
Nel frattempo faccio gli esami di controllo per la prima visita al 2° mese dall'intervento ed il 22 dicembre 2007, a parte la conferma che i valori ematici erano più che soddisfacenti, l'ago della bilancia si è fermato su 124 kg(- 33 dall'intervento).
Tornato a casa ho continuato con l'alimentazione solida e piano piano ho inserito tutti gli alimenti possibili, ovviamente senza strafare.
Nel frattempo mi sono abituato (questo è il consiglio che sento di dare a chiunque) a masticare e ingurgitare molto lentamente il cibo, questo per evitare rigurgiti e vomiti. Mi sono accorto che più lentamente si mangia e più cibo riuscite a ingoiare, poi se siete in compagnia e a ristorante vi posso garantire che è una meraviglia mangiare - io per esempio riesco a mangiare dall'antipasto al dolce facendo le dovute pause forzate e non.(forzate sono quelle che ci impone personalmente le altre sono quelle dei tempi tecnici del cameriere che vi serve).
Dimenticavo: io ho ripreso a lavorare dopo circa 15 giorni, anche se poi per quell'incidente con il fumo ho dovuto restarmene a casa per recuperare, quindi per chi si approccia al mini by pass gastrico sa che i tempi di ripresa sono assai veloci.
La vita ha continuato a scorrere, i chili andavano giù che è una meraviglia finchè al 21 aprile alla visita del sesto mese, stessi esami ematici di routine, risultati eccellenti e calo ponderale di 50 chili dall'intervento.
Dopo la seconda visita, nulla di particolare, se non un altro incidente di percorso, stavolta non legato al cibo o al fumo, ma legato al precedente sovrappeso. Appena iniziato a fare attività fisica, vista il ritrovato vigore, ti senti di dover prendere a calci il mondo, non stai più nè in cielo nè in terra e non ti rendi conto che il tuo fisico non è pronto per certe cose, e che bisogna andare con gradualità.
Sono rimasto fermo per la rottura del menisco mediano dx, nonché lesione al ligamento crociato mediano e usura della cartilagine che ricopre l'epicondilo femorale. Non vi dico il dolore e soprattutto il disagio a dover utilizzare un tutore rigido per impedire ulteriori danni al ginocchio. L'ortopedico mi ha detto che io ero come una macchina di grossa cilindrata che però aveva problemi di convergenza ed equilibratura e pertanto ho consumato i miei pneumatici sulla parte centrale - ecco spiegata la rottura del menisco.
Il problema si è risolto fortunatamente senza intervento in artroscopia, convivo con "la rottura", e non ho dolore, ma di contro devo fare molta attenzione in palestra e non utilizzare la cyclette.
Durante i 20 giorni di fermo ho dovuto utilizzare degli anti infiammatori, con copertura di gastro protettore e fermenti lattici, per evitare problemi al nostro stomachino ed all'intestino. Dopo questi giorni avevo recuperato 3 chili, che fortunatamente sono andati via appena smesso di prendere gli anti infiammatori.
L'estate è passata liscia, ho fatto nuoto al mare, lunghe passeggiate (avevo dimenticato come era bello camminare all'aria aperta), e ho trovato un piccolo ritaglio delle mie ferie (solo 5 giorni) per andare a Malta(un ora e mezza da casa mia in catamarano). Nel mese di settembre sono ritornato dal mare, dove possiedo un villetta, e il cambiamento delle abitudini mi ha dato una ulteriore sferzata sul peso: mi ero abituato a perdere mediamente 3 kili al mese, invece di colpo ne ho persi 7. La cosa mi lasciava perplesso, e non riuscivo a capire la motivazione. Ma come ogni cosa i motivi sono sotto gli occhi di tutti. CAMBIO DI ABITUDINI.
Il resto è quasi storia di oggi: all'inizio di ottobre molte di voi mi hanno incontrato al Meeting di Insieme a Roma e quindi hanno potuto vedere il mio nuovo stato.
Il 6 ottobre ho fatto la visita dell'anno: soddisfacenti i risultati in termini di peso e di valori ematici(al controllo KG 86, ovvero - 77 kg dall'inizio)
Oggi ,a poco più di un anno dall’intervento, io sono l'uomo più felice del mondo, ma penso che lo sarete tutti(e) voi per la ritrovata serenità e gioia di vivere, per come si prospetta il futuro di ognuno di noi sotto l'insegna del voler vivere ad ogni costo e nel miglior modo possibile.
Vi do i miei ultimi parametri: il mio peso attuale: kg. 83,600 - BMI= 24,7(Normopeso) - Taglia 50(per alcuni capi anche 48) – Penso di essermi ormai stabilizzato nel peso.
Foto 1: aprile 2007

Foto 2:ottobre 2007

Foto 3:gennaio 2008

Foto 4:aprile 2008

Foto 5: fine aprile 2008

Foto 6:21 agosto 2008(Malta)
Edited by Armonia - 24/6/2009, 00:01